Trattamento delle recidive

Una recidiva, per essere trattata con successo e senza ricorrere ad interventi chirurgici estensivi, deve essere identificata e trattata il più precocemente possibile con uno specifico protocollo di trattamento età dipendente

• nei bambini di età inferiore ai 4 anni, il trattamento consigliato è la correzione con un ciclo di gessi correttivi (recasting) secondo i principi fondamentali e di tecnica applicati nella manovra correttiva originaria, seguito da una nuova tenotomia percutanea del tendine di Achille  (se ala dorsiflessione è inferiore a 10°) e una fase di  tutorizzazione e di monitoraggio clinico più serrato.
• nei bambini in cui si è sviluppata una recidiva dopo i 4 anni o se il trattamento conservativo di una Ima recidiva non ha risolto del tutto le deformità residue, dopo una fase di recasting, si esegue un intervento chirurgico di trasposizione tendinea, il transfer completo del tendine del tibiale anteriore sul III° cuneiforme ev. associato a tenotomia percutanea del tendine di Achille (se la dorsiflessione è < 10°), fasciotomia plantare, tenotomia abduttore alluce.
Il transfer o trasposizione completa del tendine del muscolo tibiale anteriore fa parte del protocollo Ponseti è una tecnica chirurgica di tipo funzionale semplice, poco invasiva in grado di riequilibra una deformità dinamica dovuto a uno squilibrio muscolare (iper-attività de m. tibiale anteriore, ipostenia dei m. peroni) e svolgere un’elevata azione preventiva sullo sviluppo di ulteriori recidive in quanto
  • stabilizza la medializzazione residua dello scafoide rispetto all’astragalo correggendo la supinazione dinamica dell’avampiede in fase di swing e appoggio iniziale del piede  migliorando la forza e la mobilità della caviglia in dorsiflessione e deambulazione sulle punte
  • corregge il varismo dinamico del retropiede causato da una ridotta mobilità dell’articolazione sottoastragalica
  • migliora la distribuzione del carico sulla superficie plantare del piede
  • aumenta la forza in eversione dei m. peronei
  • previene lo sviluppo di ulteriori recidive (tutore biologico)

Requisiti pre-operatori indispensabili per effettuare la trasposizione del tibiale anteriore sono

  1.  correzione completa di tutte le deformità anatomiche del piede
  2.  adeguata forza muscolare del tibiale anteriore (Jones > 3)
  3.  mobilità completa dell’articolazione sotto-astragalica
  4.  flessione dorsale attiva e passiva della tibiotarsica > 10°
  5. presenza del nucleo osseo di accrescimento del terzo cuneiforme (compare attorno ai 3 anni
  6. famiglia e bambino compianti

Controindicato

  • età < ai  3 anni
  • in recidive correggibili ancora con il trattamento conservativo (fisioterapia e/o gessi)
  • nel trattamento delle deformità residue
  • nei piedi torti neurologici o associati a patologie
  • se vi è una ipostenia del tibiale anteriore
Il tendine del tibiale anteriore va fissato sul cuneiforme laterale attraverso varie tecniche (bottone plantare, placchette cortical button, vite a interferenza bio-riassorbibile, sutura transossea) con risultati clinici, biomeccanici (in termini di stabilità primaria e osteointegrazione) e funzionali eccellenti a medio e lungo termine pressoché sovrapponibili come dimostrato in un recentissima revisione sulle principali tecniche di fissazione  (G. Firth  J. Per Orthop 2025).
Dal 2023, in collaborazione con il Prof. Antony Riccio Director of the Center for Excellence in Foot at Scottish Rite for Children of Dallas Texas abbiamo introdotto, primi in Italia, la tecnica di fissazione con vite a interferenza bioriassorbibile sostituendola alla classica tecnica di tendesi con tunnel trans-osseo e ancoraggio con bottone in regione plantare di Garceau-Ponseti, riscontrando con questa nuova tecnica di fissazione vantaggi a breve e medio termine (minor tempo chirurgico, minor dolore post operatorio e tempo di ospedalizzazione, immobilizzazione post operatoria in stivaletto gessato con concessione del carico precoce dopo 1 settimana dall’intervento, possibilità di eseguire l’intervento bilateralmente in un’unica seduta operatoria, recupero funzionale post operatorio più veloce (ripresa attività sportiva dopo 4 mesi) senza un aumento delle complicanze direttamente correlabili alla nuova tecnica di fissazione.