Quando un bambino nasce con il piede torto molti genitori chiedono se è necessaria la fisioterapia. E’ una domanda comprensibile, ma è importante fare chiarezza per evitare trattamenti inutili o, in alcuni casi, controproducenti (soprattutto in fase iniziale e se il piede non è ancora anatomicamente corretto.
- le fasi correttive in gesso
- subito dopo la tenotomia
- la correzione iniziale del piede
perché non accelera la guarigione del piede torto, non migliora il risultato clinico, può interferire con la biomeccanica del metodo Ponseti, puo’ teoricamente (soprattutto se si eseguono manovre correttive forzate) aumentare il rischio di recidive.
La fisioterapia può avere un ruolo di supporto nella metodica Ponseti ma solo in momenti specifici e sempre in accordo con l’ortopedico e in particolare
- durante la fase di mantenimento in tutore per migliorare la compliance al trattamento (video)
- per accompagnare lo sviluppo motorio durante le tappe di crescita muscolo-scheletriche
- nei casi in cui si sviluppi una particolare rigidità o difficoltà funzionale al cammino
- nei bambini a fine trattamento con specifici protocolli di FKT assistita o domiciliare per migliorare la coordinazione motoria e rinforzare particolari gruppi muscolari (peroni, tricipite)
Ai genitori si sconsiglia di non concordare il trattamento riabilitativo con l’ortopedico pediatra di riferimento in quanto soltanto lo specialista che ha trattato il bambino conosce la storia clinica del paziente, se è utile prescrivere la fisioterapia e vi puo’ indirizzare in un centro riabilitativo con provata esperienza in ambito pediatrico e nel trattamento del piede torto e nella metodica Ponseti.
I bambini con piede torto non necessita di plantari perché inefficaci sulla prevenzione di una recidiva e perché sopratutto se conformati per eseguire un’ azione supinatoria sul mesopiede, possono favorire lo sviluppo di squilibri muscolari iatrogeni (ad es, ipostenia dei peroni) in grado di aumentare il rischio di sviluppare una recidiva.