Con il termine RECIDIVA s’identifica, a piede anatomicamente corretto, il ripristino di una o più deformità anatomiche primitive con lo stesso meccanismo patogenetico (retrazione-fibrosi deformità ossea) che ha generato il piede torto durante le prime settimane di gestazione in utero.
Si distingue dalla DEFORMITA’ RESIDUA causata da una mancata o incompleta correzione anatomica durante la fase correttiva in gesso per genesi, tempistica di sviluppo, trattamento e prognosi.
- non tutti i piedi torti hanno la stessa predisposizione a recidivare
- non tutti i soggetti non complianti alla metodica Ponseti sviluppano sicuramente una recidiva
- non tutti i piedi torti trattati correttamente con la metodica Ponseti (1 su 3) sono al riparo dal poter sviluppare una recidiva
Premesso ciò è ormai chiaro bene che un soggetto non compliance al tutore, anche se anatomicamente corretto con il trattamento in gesso ha un rischio di sviluppare una recidiva chirurgica di circa 5-17 volte superiore a un soggetto compilante (rischio stimabile intorno al 6-10%) soprattutto se il tutore viene dismesso o non indossato secondo le indicazioni entro i primi 3 anni di età del bambino.
PATTERN CLINICO DELLA RECIDIVA
Varia a seconda dell’età del bambino e di dismissione del tutore differenziando tra recidive precoci (se si sviluppano entro i primi 3 anni) o tardive (dopo la dismissione dal tutore.
Le recidive precoci sono generalmente causate da una scarsa tolleranza o abbandono dal tutore e si manifestano clinicamente con un progressivo aumento della rigidità del piede in dorsiflessione e abduzione passiva, e nei bambini ormai deambulanti con la supinazione dinamica e il cammino sulle punte, possono essere più frequenti nei piedi atipici o complessi e si trattano facilmente con un nuovo ciclo correttivo in gesso, la ripetizione della tenotomia percutanea e la ripresa del tutore con un ciclo di sorveglianza ambulatoriale più serrato
Le recidive tardive si manifestano invece per lo più (80% dei casi) dopo i primi 12-24 mesi dalla dismissione dal tutore per un’immaturità neuro-muscolare, per la persistenza di uno squilibrio muscolare tra muscoli inversori (tibiale posteriore e anteriore) e m. eversori (perone) con un pattern clinico variabile a seconda del grado di progressione della recidiva.
Se la recidiva tarsdiva si manifesta dopo i 7-10 anni è sempre utile eseguire una valutazione neurologica per il rischio di patologie neuro-muscolari associate (malattia di Charcot- Marie-Tooth, miopatie degenerative
Ad oggi sappiamo che determinati fattori anticipano o aumentano il rischio di sviluppare una recidiva: tra essi ricordiamo :
- scarsa compliance al tutore
- dorsiflessione finale < 15°
- tenotomia non eseguita quando indicata
- piede torto all’inizio del trattamento più severo (Pirani > 4)
- Follow up interrotto precocemente
La deformità residua deriva invece dalla mancata correzione completa del piede torto mentre la recidiva, come abbiamo visto, è il ripristino della deformità dopo una correzione completa. Le forme peggiori, in quanto più rigide, sono quelle conseguenti ad un trattamento chirurgico invasivo. Generalmente, quanto più invasivo è stato il trattamento chirurgico iniziale tanto più rigida sarà la deformità residua o la recidiva. Anche in questi casi è possibile praticare una ripresa della correzione con il metodo Ponseti.
La tecnica delle manipolazioni è la stessa e l’ immobilizzazione deve essere rigorosamente mantenuta in un gesso femoro-podalico a ginocchio flesso seguito da interventi di chirurgia funzionale (tenotomia/ allungamento del tendine di Achille, trasposizione completa del tendine del muscolo tibiale anteriore, fasciotomia plantare percutanea).
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